Di alcune false dottrine dedotte dalla negazione
de' due principii discussi.
1. - Determinati questi punti, è chiaro; che quelle [1012. A29.] formole assolute ed universali è impossibile che reggano; quelle, vo' dire, che taluni dicono, certi affermando che nulla sia vero (giacchè, dicono, niente vieta, che tutto sia come la commensurabilità del diametro [ Intende, come nel lib. 1. 2. § 8. la commensurabilità della diagonale col lato del quadrato. Si vede che Aristotele si serve spesso di quest'esempio, quando si tratta di dire in generale qualcosa di per sè impossibile (vedi il Bonitz ad Met. 1. 2. 983 a 16 p. 56, e Trendel. ad An. III. 6. 430 a. 31 p. 500). Qui però forse è adoperato con più a proposito e particolarità. Commensurabilità col lato non è un predicato possibile di diagonale del quadrato. Ora, credo che qui accenni a' Megarici, i quali come attesta Simplicio (ad Phys. fol. 25 b. Be. p. 331. b. ved. Plut. ad Colot, 23 e Ritt. e Prell. Hist. Phil, Gr. Rom. p. 183), sostenevano che nessuna cosa si possa predicare di un'altra e perciò in ogni giudizio si contenga una falsità essenziale, essendo intrinsecamente impossibile e assurda quella sintesi di soggetto e predicato in cui consiste il giudizio.] ), certi che tutto sia vero. Codesti sono discorsi pressochè simili a quello d'Eraclito: perchè chi dice che tutto sia falso e tutto vero, dice anche ciascuna delle due proposizioni separatamente [ Una proposizione complessiva si può risolvere in quelle due o più che la compongono: giacchè la proposizione complessiva ha un soggetto unico e più predicati, ciascuno de' quali composto con quel soggetto fa già da sè una proposizione. Questo, di certo, è vero, considerata la cosa solo grammaticalmente: ma non è poi vero se si bada al significato della proposizione complessiva e a quello di ciascuna delle proposizioni semplici, in cui si scompone. Qui, per esempio la proposizione eraclitea non equivale punto alle due che la compongono quando queste s'intendano in diviso, come pure si deve, se scomponendo la proposizione complessiva si voglia aver fatto qualcosa. La proposizione araclita che tutto sia insieme falso e vero, enuncia l'idennità del falso e dei vero: dove ciascuna dell'altre enuncia la realità d'uno solo di que' due concetti di falso e di vero.] : di maniera che se le sono impossibili [B.] ciascuna da sè [ Che siano impossibili, non l'ha dimostrato ma l'assume per evidente. Di fatto, dal principio di contraddizione si ricava che una delle contradittorie dev'essere falsa e l'altra vera: di maniera che nè può essere tutto falso nè tutto vero, dovendo di due proposizioni contradittorie l'una esser vera e l'altra falsa.] , sono anche impossibili riunite insieme [ Davvero, non c'è punto bisogno di risolvere quella proposizione complessa, per provarne o anche mostrarne la falsità: giacchè la falsità sua deriva anche più immediatamente dal principio di contraddizione che non quella delle due semplici in cui si risolve. Si potrebbe quest'ultima parte del § 4 interpretare all'inversa, e forse l'interpretazione si conformerebbe meglio al testo: di maniera che se questa è impossibile (la complessa), sono anche impossibili quelle due. Se non che il ragionamento zoppicherebbe peggio. E lo mostrerei, se ci fosse bisogno, e se giovasse di sprecar parole sopra questo § infelicissimo, Vedi I. n. 2. ] .
2. - Di più, sono manifestamente contradittorie le proposizioni che non possono essere insieme vere; ma neppure già false tutte e due [ In questo differiscono le proposizioni contrarie dalle contradittorie. Le prime possono essere false tutte e due: le seconde notorie. Le prime possono essere false tutte e due: le seconde no. Di fatto le due proposizioni: Tutto è vero - Tutto è falso - sono contrarie e false tutte e due: dove le due contradittorie - tutto è vero - tutto non è vero - l'una è vera e l'altra è falsa. (Vedi Trend. Elem. Logices p. 72).] : quantunque da que' discorsi parrebbe che si potrebbe piuttosto dare questo secondo caso [ Dalla sentenza che è tutto falso, non ci vuole gran sforzo a dedurre che le due contradittorie son false. Dall'altre due si ricava agevolmente confutandole col principio, che delle due contradittorie l'una dev'esser falsa.] .
3. - Se non che per far fronte a simili discorsi, bisogna, come s'è già detto più su, dimandare non se qualcosa sia o non sia, ma che si dia un significato alle parole: di maniera che si possa discorrere colla definizione alla mano fissando cosa significa falso e vero. Se il vero ed il falso non sono altro (Y) se non un affermare o negare [ Dimostra la falsità di quelle due sentenze mediante la definizione del falso e del vero.] , è impossibile che tutto sia falso: giacchè è necessario che uno de' membri della contradittoria sia vero.
4. - Di più, se ogni cosa si deve per forza affermare o negare, è impossibile, che così l'affermazione come la negazione sia falsa: perchè è falso solo uno de' membri della contradittoria [ E qui mediante il principio del mezzo escluso.] .
5. - Succede a tutti i discorsi simili quel caso notissimo, di darsi la zappa su' piedi. Giacchè chi dice che tutto sia vero anche il ragionamento contrario al suo, e perciò non vero il suo (di fatto, l'avversario non dice che sia vero): chi poi dice che tutto sia falso, da sè dice falso il ragionamento proprio. E se accettuano, quel primo, il ragionamento contrario, come solo non vero, e questo secondo il suo proprio, come solo non falso, succede loro d'introdurre a un tratto infiniti discorsi veri e falsi: giacchè chi dice il vero discorso vero, è vero: e c'è da ire così all'infinito [ È vero il ragionamento mio. È vero che è vero il ragionamento mio. E' vero che è vero che è vero ecc. Come ammette una prima riflessione vera, deve ammettere un numero infinito di riflessioni, che abbiano la prima materia, non ci essendo limite agli atti della facoltà riflessiva.] .
6. - È manifesto poi, che nè quelli che dicono che tutto stia in quiete, nè quelli che tutto si muova, dicono il vero [ Aristotile mette in una serie e riduce a qualcosa d'unico i concetti uno ente, vero, quiete e quelli più non ente, falso, moto). Perciò trapassa dalle opinioni intorno all'ente e non ente al vero e al falso a quelle circa la quiete e moto. Vedi più su lib. IV. 2 § 5. S. Tommaso crede che Aristotele dopo aver dimostrato nei capi precedenti i principii universali di contraddizione e del mezzo escluso dimostra in questo i principii particolari della scienza metafisica, della logica, e della fisica. Que' due universali sono anche i principii particolari della metafisica: perciò non ne dice altro: discorre invece del principio della logica che non possa ogni cosa esser vera o falsa ogni cosa, e di quello della fisica, che non ogni cosa può esser in moto nè ogni cosa in quiete. Di tutto questo non ce n'è nulla: ma serva ad esempio della maniera scolastica d'interpretare. Si veda Scaino p. 163 v. K. seg. Lect. XVII p. 54 a.] . Giacchè se sta tutto in quiete, le stesse cose saranno sempre vere e sempre false; ora si vede che cangiano: giacchè chi parla, una volta, lui stesso, non era, e tra qualche tempo non sarà più. Se poi tutto si muove, non sarà vero nulla: per conseguenza, falso tutto. Il che s'è pure dimostrato impossibile.
7. Oltre di ciò, è necessario che sia l'ente quello che si cangi [ L'ente che diventa mette capo ed ha fondamento nell'ente che non diventa.] . Giacchè il cangiamento è di qualcosa in qualcosa. Però, ogni cosa non sta già in quiete e si muove solo ad intervalli, e veruna sempre: giacchè ce n'è una, che sempre muove i mossi, e il primo movente è egli stesso immobile [ Vedi lib. 12. 7.] .