Del principio del mezzo escluso fra i contradditorii.
1. Anzi, non ci può essere niente di mezzo fra' [1011. B. 23] contradittorii [ Alcuni scolastici credevano, contro Aristotile, che il principio del mezzo escluso fosse anteriore a quello di contraddizione, perchè formolato affermativamente; ora, l'affermazione è anteriore alla negazione: altri (Javell. lib. 4. Metaph. qu. 9.) che fossero identici. Il Suarez (Disp. III. Sect. 3. IV) confuta gli uni e gli altri.] ; ma d'una qualunque cosa è necessario di negare o affermarne una qualunque altra [ Una sola d'una sola, si badi. Bisogna che una sola cosa o s'affermi o si neghi d'un'altra sola. Che se son più le cose che si affermano o si negano, e più quelle di cui s'affermano o si negano, non ci è più una sola contradittoria complessiva, ma parecchie. Vedi l'Afrod. p. 680 a, 23 seg.] . Chi, non ch'altro, definisca cosa sia il vero e il falso, lo vede chiaro. Giacchè il falso sta nel dire che quello che è, non sia, e quello che non è, sia; e il vero nel dire, che quello che è, sia, e quello che non è, non sia: di maniera che anche chi dice che quel mezzo (T) sia o non sia, dovrebbe dir vero o falso. Ora, a dirlo, non si direbbe, nè che l'ente sia, nè che il non ente non sia [ Ecco il raziocinio in forma: D'ogni qualunque cosa che si possa concepire ed ammettere, si dice il vero, affermando che la sia, se è, o che non sia, se non è, e si dice invece il falso, affermando che la sia, se non è, o che non la sia, se è. Ma del mezzo fra i contradittorii non si dice nè il vero nè il falso, affermando che sia o che non sia. Dunque il mezzo escluso non si può nè concepire nè ammettere. La seconda premessa si prova nelle ultime parole: ora a dirlo ecc.: ed equivalgono a dire, che del mezzo non si dice nè il falso nè il vero, perchè ad affermare che il non ente nè ente sia, non si afferma nè che l'ente sia e il non ente non sia, nel che consiste il vero, nè che il non ente sia e l'ente non sia nel che consiste il falso. E non s'afferma nè l'uno nè l'altro, perchè nè l'ente nè il non ente è soggetto della proposizione, in cui s'afferma, che il non ente sia o non sia. Nessuno di certo avrà bisogno ch'io aggiunga che il mezzo tra l'ente e non ente sarebbe appunto il non ente nè ente - Vedi l'Afrod. l. c. ] .
2. Di più questo qualcosa di mezzo o sarebbe come il bigio tra il bianco e il nero [ Bastava il primo argomento se Aristotile avesse voluto dimostrare solamente la verità logica del principio del mezzo escluso. Ma come intende dimostrare anche la realità oggettiva, del modo stesso che ha fatto per il principio di contraddizione, aggiunge qui degli altri argomenti, diretti a mostrare come il mezzo fra i contradittorii ripugna alla natura dell'ente.] ovvero come il nè l'uno nè l'altro tra uomo e cavallo [ O è una negazione parziale, rispettiva di ciascuno de' due termini contradittorii, o una totale assoluta. Adunque, qui si propone un dilemma, e affermandosi che tutte e due le sue membra son false, bisognerebbe che in quello che segue, si dimostri che il mezzo fra' due contradittorii non potrebbe ritrovarsi nè tra due contradittorii dello stesso genere, nè tra due contradittori appartenenti a diverso genere.] . Ora, se di quest'ultima maniera, non andrebbe mai soggetto a cangiamento; di fatto, il cangiamento accade dal non buono al buono o da questo al non buono: e invece è quello che si vede sempre, non ci essendo cangiamento altro che negli opposti e negl'intermedii [ Comincia dal secondo membro. Ogni generazione si fa da un contrapposto all'altro (dal non bianco al bianco), attraverso alcuni intermedii, che sono la sintesi e l'unione simultanea e progressiva dei due contrapposti dei quali l'uno va sempre diminuendo e l'altro aumentando fino al compirsi della generazione; così tra il nero ed il bianco c'è il bigio, colle varie sue sfumature: giacchè onon è nero ancora e il bianco muore, o viceversa non è ancora bianco e va morendo il nero. Ora, se in luogo di contrarii ponete due contradittorii di diverso genere, e supponete un mezzo tra' due, codesto mezzo, all'incontrario d'ogni altro mezzo tra opposti, non si potrebbe generar mai, nè perciò essere un intermedio di operazione. Per provare, che un mezzo tale non si genererebbe, non si serve di veruno argomento: provoca al fatto.] . E se il mezzo è dell'altra maniera ma sempre tra contradittorii, ci sarebbe del pari una generazione del bianco non dal non bianco (U) ; e chi l'ha mai vista? [ Se il mezzo si suppone tra' contradittorii nello stesso genere, sarà in questo simile al mezzo tra' contrarii, che appartengono anch'essi allo stesso genere, ma differirà, in quanto i termini tra' i quali tramezza, non si devono già concepire come due termini reali, la forma dell'un de' quali sia privativa di quella dell'altro, ma come due termini, de' quali l'uno è una pretta negazione dell'altro. Il bigio per es. come mezzo tra contrarii, è intermedio tra il bianco e il nero: ma come mezzo tra contradittorii sarebbe intermedio tra il bianco ed il non bianco. Ora, il mezzo tra questi due contradittorii si avrebbe a enunciare ilnon bianco nè non bianco: di maniera, che se la generazione passasse attraverso codesto mezzo, ci sarebbe una generazione dal non non bianco; che è contra l'esperienza: nella quale si vede che si genera dal bigio, che è un non bianco, cioè a dire una privazione incipiente del bianco, non dal non non bianco, che equivarrebbe ad una negazione affatto indeterminata e non possibile a fissar col pensiero. Vedi Al. Afrod. 680 b. 11. seg. Aristotile poteva pigliare un'altra strada, e dubito se non l'abbia presa. Poteva cioè dimostrare, che se ci è un mezzo tra' contradittorii, non potrà essere come qualcosa d'intermedio tra l'uno e l'altro, avente dell'uno e dell'altro, ma come qualcosa escludente affatto l'uno e l'altro: e poi provare, che un simile mezzo se ci fosse stato, avrebbe resa impossibile tra' due opposti la generazione. Che il mezzo non possa essere della prima maniera, è facile a capire e a far capire. Di fatto, un mezzo a quella prima maniera è un intermedio tra contrarii non contradittorii, ed è un'affermazione rispettiva di tutti e due, non una mera negazione parziale. Dicevo che dubito, che Aristotele non abbia fatto davvero proprio come a me sarebbe parso il meglio. Di fatto, il testo soffrirebbe questa interpretazione, e m'ha ritenuto dal presentarla per vera solo l'autorità che riceve l'altra dal consenso degli Scoliasti e degli Scolastici e di tutti. Avrei avuto per me - m'accorgo ora - la traduzione de' due Francesi, autorità non sicura nè esplicita. Comunque sia, se si volesse interpretare come dico io, si dovrebbe dire che Aristotile, proposto il dilemma, ne trascuri poi affatto il primo membro, parendogli evidente che il senso che si dà al mezzo, non è quello in cui si può intendere il mezzo fra' contradittorii. In questo caso, le ultime parole si dovrebbero tradurre così: «Se però ci è un mezzo fra contradittorii, e' ci sarebbe una generazione del bianco non dal non bianco: e chi l'ha mai vista?». Equivarrebbe a un ribadire quello che ha già detto. Si accetti o no, se non la forza, l'intenzione dell'argomento è questa. Aristotele dimostra che non ci può essere mezzo tra' contradittorii, mostrando, come, se ci fosse, si sottrarrebbe alla capacità che deve avere ogni mezzo tra' contrari di poter essere un intermedio di generazione. Ora, gli si potrebbe dimandare perchè il mezzo fra' contradittorii deve esser soggetto alla stessa condizione del mezzo fra' contrari? e con questo, mi pare, vedrebbe da sè di non essere riuscito a dimostrar nulla. ] .
3. - Di più, ogni cosa, che la mente pensi o intenda (V) , o l'afferma o la nega: il che risulta chiaramente dalla definizione di quando coglie il vero o cade nel falso. Quando, cioè, negando e affermando, congiunge a questa maniera, sta nel verbo; quando a quest'altra, nel falso [ In ogni percezione intellettiva complessa, immediata o mediata, ci è implicito un giudizio necessariamente o vero o falso; e perciò non ci può essere un giudizio nè vero nè falso, come pure dovrebbe, se ci fosse un mezzo tra' due contradittorii di vero e di falso. Questa ragione è cavata dalla natura del soggetto pensante: seguono argomenti indiretti ab absurdo. ] .
4. - Ancora, se non si dice per dire, cotesto mezzo ci dovrà essere tra tutti a dirittura i contradittorii: di maniera che uno nè starà nel vero, nè non starà nel vero. E ci sarà qualcosa oltre l'ente e il non ente: di maniera che ci sarà un'altra sorta di cangiamento, oltre alla generazione e alla corruzione [ La generazione è dall'ente al non ente: la corruzione dal non ente all'ente.] .
5. - Di più, ci dovrà anche essere in tutti que' generi, ne' quali la negazione importa l'affermazione contraria; ci sarà per esempio tra' numeri il numero nè dispari nè non dispari [ Fra' contradittorii non ci ha mezzo perchè l'affermazione dell'uno importa l'esclusione dell'altro e niente più. Fra' contrarii ci ha degli intermedi, perchè la realità dell'uno può non essere intera, e quello che le manca, averlo di reale l'altro. Perciò tra contrarii c'è degli intermedii sempre che sono degli estremi d'un processo generativo. Ma ci sono alcuni contrarii dall'uno all'altro de' quali non si passa mediante una generazione, e che sono sempre o tutto l'uno o tutto l'altro, acquistando sempre l'attualità loro in un attimo, percepita ad ogni volta con un atto semplice dell'intelligenza. Che questi contrarii siano così dipende non da loro stessi, ma dalla natura del concetto generico di cui sono la contrarietà specifica. Quando simili contrarii assolvono in due tutta la comprensione del genere allora l'affermazione dell'uno deve importare l'esclusione dell'altro come appunto ne' contradittorii. Con questa differenza che il contrario escluso non è una mera e semplice negazione del contrario che s'afferma: ma è invece un'affermazione effettiva indicante una certa natura specifica distinta che si dichiara non competente al soggetto di cui si tratta. Tutto ciò sarà chiaro esemplificando. Il concetto generico di numero si divide in due contrarietà specifiche, il pari e il dispari: il numero non diventa di par dispari, ma è o l'uno o l'altro. Di maniera che non ci è intermedio tra pari e dispari e si riferiscono tra loro come due contradittorii con questo però che ad affermare che un numero sia pari, non s'esclude solamente che sia non pari, ma s'include anche che sia pari come ad affermare che sia non pari. Ora è evidente che tra contrari di questa sorte non ci può essere mezzo, l'affermazione dell'uno importando immediatamente la negazione dell'altro e viceversa. Adunque non ci potrà esser mezzo neppure tra contradittorii, a' quali questi contrarii rassomigliano, e appunto perchè rassomigliano non hanno mezzo. Se ci fosse ne' contradittorii dovrebbe anche essere in questi contrarii.] . Che è impossibile: si vede, non ch'altro, dalla definizione [ Dal numero, intende l'Afrodisio. nella cui definizione entra la distinzione delle due sue specie. Il Bonitz (Met. p. 214) vorrebbe intendere la definizione della contraddizione che è una contrarietà senza mezzo. Non mi pare.] .
6. - Di più, s'andrà all'infinito; e gli enti non saranno solo la metà più di quanti sono, [ L'ente affermato - l'ente negato: ecco due maniere di ente. La terza sarà l'ente nè affermato nè negato, se ci è il mezzo tra i contradittorii. Questa terza specie sarà alle due prime nel rapporto del 1: 2: e ciascun ente sarà 2 + ½.] ma di più anche. Giacchè si potrà, oltre all'affermazione e negazione, negare anche codesto mezzo: e negato, sarà qualcos'altro: perchè sarà diversa l'essenza sua [ Es. uomo (affermazione) -non uomo (negazione) - nè uomo nè non uomo (mezzo): - ora, potremo negare quella affermazione (non uomo), quella negazione (non non uomo) e quel mezzo (nè non uomo nè non non uomo). La negazione di questo mezzo darà un'essenza diversa da quella ch'era espressa nel mezzo non negato: giacchè, ed è evidente, un'essenza negata non può essere quella stessa affermata. Di più questo mezzo negato sarà un'essenza diversa da quella di ciascuno de' due termini negati: giacchè - e anche questo è chiaro - un'essenza la cui espressione risulta dalla negazione de' due termini contradittorii non può essere la stessa di quella che risulta dalla negazione di un solo de' termini. Abbiamo dunque mediante quella negazione dell'affermazione, della negazione e del mezzo, tre essenze e tre termini nuovi sopra i quali possiamo ripetere la stessa operazione ed averne così altri nuovi tre, e da capo sempre, in sine fine. ] .
7. Di più, se uno dimandato se una cosa è bianca, risponde che no, non le ricusa (X) altro che l'essere : ora, il non essere è appunto negazione [ Argomento cavato dalla natura del discorso. Il sì e il no esprimono il primo una affermazione e non insieme una negazione, e il secondo una negazione e non insieme un'affermazione. E l'affermazione e la negazione non indicano se non che o sia o non sia quella tal cosa di cui si parla.] .
8. - Questa opinione s'è fitta in mente a certuni della stessa maniera che altre paradossali: non potendo risolvere certi argomenti capziosi [ Se ne può veder uno al cap. V. § 3. L'Afrodisio (683 a 30 seg.) ne riferisce un altro curioso: «Il nè è nè non è non è il medesimo nè coll'è nè col non è: ora ciò che non è nè una cosa nè l'altra sta di mezzo alle due cose delle quali non è nè l'una nè l'altra: di maniera che se l'è ed il non è sono le contradittorie, ci dovrà essere qualcosa di mezzo alle due, il nè è nè non è». Sarebbe uno sprecar tempo a risolvere questo sofisma. Pure si pensi che Platone ed Aristotele trovarono le menti greche, che è a dire, le menti umane, impigliate in questi ragnateli.] , cedono all'argomentazione, e acconsentono che quello che se ne conchiude, sia vero. Chi, adunque, parla così per questa causa, chi per voler cercare ragione di ogni cosa. Contro a tutti questi, bisogna rifarsi dalla definizione. E la definizione vien fuori dall'essere pure necessario che le lor parole abbiano un significato: giacchè la nozione, di cui la parola è segno, si risolve in una definizione [ Di fatto ha cominciato qui dalla definizione del vero e del falso, fissando il significato delle due parole.] .
9. - Parrebbe che la sentenza d'Eraclito, che tutto sia e non sia, faccia vera ogni cosa: dove da quella d'Anassagora si conchiude, che ci sia qualcosa di mezzo alla contradittoria; di maniera che tutto sia falso: giacchè il miscuglio una volta fatto, non è nè buono nè non buono, di sorta che non se ne può dire nulla di vero.