Al medesimo
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Per lo messo di Vostra Signoria ho avute tutte quelle cose ch'ella mi scrive di mandarmi per lui. E prima, circa i danari, ho fatto che ser Iacomo Ziponaro gli ha portati al mercadante, e satisfattolo, e fattosi render lo scritto, il quale vi rimando; ed esso ser Iacomo di questo scriverà a V. S. più a pieno. Circa la corona e le perle e le altre cose [336] che 'l vostro messo dovea portare a Lugo [ Dalla Lettera de' 23 luglio 1532 siamo accertati dell'elezione fatta dal duca di Guido Strozzi in commissario di Romagna, da quella delli 12 agosto, che ogni dì era lo Strozzi sollecitato a portarsi al suo governo; da quella de' 20, che aveva già mandato buona parte innanzi delle sue robe; e da questa de' 25 dicembre abbiamo bastante ragione per credere che fosse già nell'esercizio del suo commissariato, se in Lugo (residenza consueta de' commissarii ducali) si trovava la moglie di lui, e non di passaggio ma di piè fermo, come si argomenta da quanto si segue a leggere in questa medesima Lettera. E quindi mi fa maraviglia che il Bonoli, nella sua Storia di Lugo, al lib. 3, c. 19, dove registra i commissarii della Romagna, riponga a quel tempo Scipione Bonléo dal 1530 sino al 1535, e di Guido Strozzi non faccia menzione, nè prima nè dopo (Barotti). - Nell'Archivio di Stato in Modena lessi io una lettera di Guido Strozzi al duca di Ferrara datata da Lugo 6 ottobre 1532, che lo mostrava nell'esercizio della sua carica.] a madonna Leona, [ Temo che vi sia sbaglio nell'originale, e che debba dire madonna Simona, moglie di messer Guido Strozzi, di cui nella Lettera del 20 gennaio 1532. La Leona figlia d'Alberto Petrati, fu moglie di Roberto Strozzi fratello di Tito, che fu il padre di messer Guido. Di essa si parla nella Lettera del 19 gennaio dell'anno suddetto; ed era morta senza figli circa l'anno 1528 (Barotti).] ci è parato di non lasciarle andar più inante; perchè Lugo si trova da questo tempo tutto allagato dintorno, e non vi può andare se non chi molto sia pratico della strada, e molto peggio persona a cavallo: e oltre a questo, tutto il paese è pieno di cavalli e di fanteria dell'imperatore, [ Quattromila Spagnuoli sotto il comando del marchese del Vasto, acquartierati in Lugo. Bonoli, Istoria di Lugo, lib. 3, c. 29 (Barotti).] [337] che starebbe a pericolo di essere rubato. Io ho mandate le lettere: le cose ho ritenute appresso di me, cioè il zebelino, la corona, le perle da orecchie, le pantofole e l'ufficio. Come mi occorra messo fedele e sufficiente, e che si possa andare intorno, gliene manderò: intanto saprà ella che sono appresso di me. Della catena che avete mandata a me, molto riferisco grazie a V. S., ancora che non accadèa di pigliare adesso questo disconcio, non vi ritrovando meglio in danari di quello che vi dovete trovare; chè sempre si potèa fare. Io la salverò così a nome vostro come a mio, chè non meno ne porrete disporre, come se fosse in man vostra. Ben vi avvertisco e priego che non parliate di avermi fatto questo dono; perchè se venisse all'orecchie di vostra suocera, nè voi nè io avressimo mai più pace con lei. Io la terrò molto bene occulta, nè altri saprà ch'io l'abbia, che voi e il Cancellier di questa.
Circa il servitore che V. S. mi scrive, quella saprà che dopo la partita vostra esso ha preso moglie: nondimeno esso è per venire volontieri; ma io non l'ho voluto mandare, se prima non vi ho fatto intendere questo termine in che egli si ritrova. La moglie che egli ha preso, è donna attempata e senza figliuoli, e gli ha dato una casa ed un casale, e sta così bene che non avrà bisogno del vostro. Lui commendo a V. S. per uomo fidatissimo e sufficiente: tuttavia farete in questo il parer vostro. Dell'Ebrèo io non vi scriverò altro, perchè il servitor vostro vi riferirà a bocca quello ch'io [338] gli ho detto. Del vostro non venire in qua non solo vi escuso, ma vi laudo; chè mi maraviglio come possa alcuno andare intorno. Altro non occorre. Insieme col Cancelliere mi vi raccomando, e vi priego che a madonna vostra madre ed alla sorella mi raccomandiate.
Ferrara, 25 decembre 1532.
Di V. S.
Alessandra Strozza.
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