XCVI

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Circa a quelli della vicaria di Minucciano, che sono stati assassinati da due da Camporeggiano, di che [177] V. S. un'altra volta mi hanno scritto, rispondendo dico, che se io avessi potuto avere li malfattori in le mani, o che di quelli che sono stati imputati si trovasse roba che potesse satisfare il danno, io non avrei aspettato che da V. S. mi fosse stato scritto a fare il debito mio; ma prima, non mi consta che tale assassinamento sia stato fatto da quelli di Camporeggiano, se non quanto si presume, per essere uomini di mala sorte, e che hanno fatto di tal cose; ma per questo non sono restato, come io fussi certo che fussino stati quelli, di fare ogni opera per averli nelle mani, e fo tuttavia: ma fin qui non mi è successo andare contro la roba. Ho provato l'uno di essi detto il Frate: non si trova ch'abbi altro al mondo che una casetta di valore, per quanto io intendo, di due o tre scudi; quella ho fatto porre all'incanto, nè mai se li è trovato compratore: l'altro compagno, detto Margutte, ha poco similmente, e di quel poco che si gli trova è comparsa la madre ed uno instrumento di donazione fatto già 3 anni, al quale instrumento nè anco io sarei per attendere, se si trovasse compratore a certa parte di selve e di campi, che sono di queste ragioni: ma io non ho autorità di sforzare alcuno a comprare contra sua voglia; sì che o V. S. mi abbino per escusato, o mi mostrino che via io abbia a tenere da far satisfare cotesti suoi sudditi, senza mancare di ragione. E in buona grazia di quelle mi raccomando.

Castelnovi, 7 augusti 1523.

[178]

Share on Twitter Share on Facebook