Due Stanze

COLLE QUALI INCOMINCIA UN CODICE SINCRONO
POSSEDUTO DAI SIGG. EREDI ROSSI
DE' CINQUE CANTIDELL'ARIOSTO
PUBBLICATI LA PRIMA VOLTA IN VENEZIA NEL 1545
DOPO L'ORLANDO FURIOSO

Stanza 1ª del Codice

Oltre che già Rinaldo e Orlando ucciso

Molti in più volte avean de' lor malvagi;

Ben che l'ingiurie fûr con saggio avviso

Dal re acchetate e li comun disagi,

E che in quei giorni avea lor tolto il riso

l'ucciso Pinabello e Bertolagi:

Nova invidia e nov'odio anco successe

Che Franza e Carlo in gran periglio messe. [ Questa stanza ommessa sempre ai Cinque canti veniva a togliere ad essi quella súbita imperfezione che apparve tanto disgustosa ai successivi editori, da far loro tralasciare anche la stanza seguente. Credo per altro che la prima fosse avvertitamente soppressa da Virginio figlio del poeta, che diede questi Canti da stampare ad Antonio Manuzio, sia perchè in massima parte è conforme alla stanza 45, canto XL ed ultimo, ediz. 1516 (corrispondente alla 68, canto XLVI, ediz. 1532), sia per mostrarcelo d'un tratto componimento manchevole e non già una continuazione regolare del Furioso. L'Ariosto compose, almeno in parte, i Cinque canti quand'era Commissario in Garfagnana, 1522-25 (v. Prefaz., p. CXXI), con intendimento di servirsene in una terza ristampa del suo poema, da condurre in cinquanta canti fino alla rotta di Roncisvalle, come fu detto da Galasso fratello del poeta; poi ne dimise il pensiero per attendere unicamente a rivedere e ampliare in miglior modo il Furioso, il quale restò compitissimo colla guarigione d'Orlando e la morte di Agramante. Il prof. Adolfo Gaspary ha creduto poter fissare che i Cinque canti rannodavansi al poema colla prima stanza da me riportata e che li abbandonò per sostituirvi gli ultimi impedimenti famigliari al matrimonio di Ruggiero con Bradamante (Zeitschrift für roman philologie, III, p. 232); ma non essendo essi in relazione coi fatti narrati in antecedenza, restano dunque un tentativo di più vasto lavoro che non ebbe seguito, sebbene l'Ariosto vi tornasse sopra parecchie volte, come si rileva dalle varie lezioni che presentano i mss. e che vennero raccolte dal Barotti (Venezia, 1766), dal Molini (Firenze, 1822) e da me (2ª ediz. di Bologna, 1866).]

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Stanza 2ª del Codice, e 1ª dell'Ediz. 1545

Ma prima che di questo altro vi dica,

Siate, Signor, contento ch'io vi mene,

(Chè ben vi menerò senza fatica)

Là dove il Gange ha le dorate arene;

E veder faccia una montagna aprica,

Che quasi il ciel sopra le spalle tiene,

Col gran tempio nel quale ogni quint'anno

L'immortal fate a far consiglio vanno.

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